
“La gestione dell’acqua non sarà più un servizio al cittadino, ma un mezzo che le società private avranno per creare profitto”. Ecco la principale conseguenza della privatizzazionedei servizi idrici voluta dal governo. Una trasformazione contestata dalla folla di200mila persone che il 20 marzo scorso ha sfilato per le via di Roma e rifiutata dal mezzo milione di cittadini che hanno già deciso di sostenere il referendum a favore dell’acqua pubblica: “In 25 giorni di banchetti e iniziative in tutta Italia sono state raccolte ben 516.615 firme”, ha annunciato il Comitato promotore dei tre quesiti referendari.
L’acqua deve tornare pubblica. Quotare la pioggia in Borsa equivale ad affidare la sopravvivenza delle persone a degli squali.
In Italia manca una cultura diffusa dell’acqua, i fiumi e i torrenti sono inquinati nell’indifferenza di quasi tutti, le sorgenti non sono protette, l’acqua viene sprecata come se fosse un bene inesauribile. L’acqua è il petrolio di questo secolo, l’oggetto di desiderio delle multinazionali, dobbiamo difenderla.
In Italia il processo di privatizzazione del servizio idrico è iniziato da metà degli anni 90. Attraverso diversi provvedimenti legislativi si è andata affermando la gestione privata. Questo ha comportato diverse conseguenze sui cittadini, in primis c’è stato un aumento costante negli anni delle tariffe perché, oltre ai costi di gestione, il soggetto privato deve prevedere all’interno della tariffa, così come dice la legge, un profitto che noi come cittadini e utenti paghiamo al gestore. Quello che ci era stato raccontato, nel momento in cui si era avviato il processo di privatizzazione, era che lo Stato non poteva fare più fronte ai costi di gestione del servizio idrico, agli investimenti necessari per ristrutturare la rete idrica che ormai è vetusta e è definita un colabrodo e che dovevano intervenire soggetti privati perché solo loro potevano apportare i capitali necessari.
Quello che si sta registrando, e tutti i dati sono concordi sul fatto che all’inizio degli anni 90,gli investimenti annui erano pari a circa 2 miliardi di euro l’anno, oggi si registrano investimenti pari a circa 700 milioni di euro l’anno, ora abbiamo da una parte un innalzamento delle tariffe per garantire il profitto ai soggetti e ai gestori privati e dall’altra una diminuzione degli investimenti e anche della qualità del servizio.
C’è un altro fatto fondamentale rispetto al processo di privatizzazione, se io sono un soggetto privato e devo gestire un servizio, e quindi anche distribuire una risorsa, l’obiettivo che mi pongo sarà quello di aumentare la quantità di prodotto che vendo anno dopo anno, tant’è vero che in Italia i “piani di ambito” che sono i piani attraverso i quali si gestisce la risorsa idrica, prevedono nei prossimi anni un aumento dei consumi pari al 18% circa, ossia i gestori privati prevedono un aumento di quella che è la vendita del proprio prodotto. Questo credo sia assolutamente da scongiurare, anche perché i cambiamenti climatici, quello che è il riscaldamento globale ha come primo effetto e come prima conseguenza, proprio un aumento della scarsità della risorsa. Allora bisognerebbe approntare politiche di risparmio idrico, politiche di uso sostenibile della risorsa, questo, i soggetti privati, anche legittimamente rispetto a quella che è la propria “mission” imprenditoriale non lo possono garantire, lo può garantire esclusivamente una gestione attraverso enti pubblici.
Cosa può fare il cittadino per contrastare il processo di privatizzazione dell’acqua in Italia? Noi abbiamo messo in campo diverse campagne: una è quella di modifica degli statuti comunali e provinciali, proprio perché l’ultimo provvedimento approvato dal Governo a novembre 2009, fa riferimento alla privatizzazione dell’acqua, perché riconosce nel servizio idrico un servizio a rilevanza economica e quindi deve essere messo necessariamente sul mercato e sottostare alle leggi del mercato e della libera concorrenza. Noi riteniamo che il servizio idrico e quindi l’acqua non sia un bene di rilevanza economica, non sia un bene che debba sottostare alle leggi del mercato, ma vada garantito come un diritto di tutti,per questo i cittadini possono promuovere delle raccolte firme all’interno del territorio della propria Provincia e comune, per stimolare il Consiglio Comunale o il Consiglio Provinciale a approvare delle deliberazioni che modifichino lo Statuto comunale tramite l’inserite del riconoscimento del diritto umano all’acqua e tramite l’inserimento del riconoscimento del servizio idrico come servizio pubblico – locale privo di rilevanza economica. In questo modo l’ente locale, il Comune o Provincia può riappropriarsi della podestà decisionale, di come gestire il servizio idrico e quindi fuoriuscire dalla legislazione nazionale e questo è fondamentale proprio per mettere uno stop al processo di privatizzazione in Italia.
Contro il decreto Ronchi, approvato dal Parlamento lo scorso novembre con voto di fiducia, ci sono anche i ricorsi che cinque Regioni hanno inviato alla Corte Costituzionale. Cresce la mobilitazione di istituzioni e di cittadini che non vogliono questa legge, mentre sono ancora in discussione i decreti attuativi che dovrebbero stabilire le condizioni minime del servizio dei futuri gestori.
A Torino l’acqua è rimasta pubblica grazie a una delibera di iniziativa popolare approvata in Consiglio Comunale. La delibera è stata sottoscritta da 12.000 cittadini su iniziativa delComitato Acqua Pubblica e ha avuto parere favorevole delle 10 circoscrizioni torinesi. E’ stato inserito nello Statuto del Comune il testo: “In osservanza della legge, la proprietà delle infrastrutture e delle reti del servizio idrico integrato è pubblica e inalienabile. La Città si impegna per garantire che la gestione del servizio idrico integrato sia effettuata esclusivamente mediante soggetti interamente pubblici”.
L’obbiettivo della raccolta è anche coinvolgere sempre più italiani in questa civile lotta di democrazia per togliere le mani degli speculatori dall’acqua riconsegnandola ai cittadini e ai Comuni.
Ecco una piccola guida sui tre quesiti referendari.
Calendario dei banchetti organizzati sull’isola dai cittadini, dalle associazioni e dai comitati promotori e sostenitori:
-sabato 5 giugno dalle 16 alle 20 – Casamicciola Terme – Piazza Marina
-sabato 12 giugno dalle 16 alle 20 – Forio – Corso Regine
-sabato 19 giugno dalle 16 alle 20 – Ischia – Piazza degli Eroi
-sabato 26 giugno dalle 16 alle 20 – Barano d’Ischia – Piazzale dei Maronti
Per partecipare o ricevere informazioni contattare il referente all’e-mail
marcoesposito@movimentoischia.it
Movimento 5 Stelle Isola d’Ischia
http://www.acquabenecomune.org
http://refacquacampania.blogspot.com
http://www.movimentoischia.it



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