
Mario Goffredo
di Mario Goffredo
Vivo a Barano d’Ischia, Via San Liguori, dove ieri, sabato 5 marzo, sono crollati alcuni costoni di terreno bloccando per oltre due ore il passaggio. Scrivo a distanza di due giorni dall’accaduto, da oltre 24 ore non piove più , ma l’acqua corre ancora allegra per la strada che conduce a casa mia. Un fiume che non si interrompe, acqua rigettata dal terreno perché di terreno in grado di assorbirne non ve n’è più, anno dopo anno soffocato da continuo cemento.
Si, scrivo di impulso e senza la formalità della denunzia, perché denunziare l’evidenza sembra non avere alcun senso. L’amministrazione lo sa, i cittadini lo sanno, il padreterno lo sa e ci proteggerà, ma qualche altra volta si distrarrà. E qualcuno pagherà.
Come una zuppa di fango Barano cede. Terrapieni che franano e detriti che invadono le vie ci ricordano che vi è un limite e che noi lo abbiamo valicato senza il dovuto rispetto. Il Comune interviene, ma lo fa con la banalità del potere ottuso, mettendo un semplice divieto di transito, disinteressandosi completamente delle sorti delle svariate famiglie tagliate fuori da una colata di fango e pietre. L’intervento di privati, con una pala meccanica (veicolo di uso comune in una terra di costruttori), libera la strada, ma non libera il cuore dall’oppressione della paura.






